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Arriva Renzi in busta paga
Questo pomeriggio verrà discussa in Consiglio dei ministri la norma più attesa del governo Renzi a quasi due mesi dall’insediamento: la riduzione dell’imposta sul reddito, l’Irpef, per i redditi più bassi. Sulla consistenza dei tagli e le relative coperture mancano i crismi dell’ufficialità ma, secondo le bozze del decreto legge, sono confermati gli 80 euro mensili in più nella busta paga. Gli sgravi partiranno da maggio. Le coperture per 6,7 miliardi arriveranno in primis da: tagli alla Sanità (2,4 miliardi in due anni, più un taglio al Fondo sanitario nazionale), riduzione degli incentivi alle imprese, revisione della spesa, riorganizzazione della Pubblica amministrazione e aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Sono misure contenute nel Def 2014 che ieri è stato approvato sia alla Camera sia al Senato insieme al rinvio di un anno del pareggio di bilancio strutturale.

Questo pomeriggio verrà discussa in Consiglio dei ministri la norma più attesa del governo Renzi a quasi due mesi dall’insediamento: la riduzione dell’imposta sul reddito, l’Irpef, per i redditi più bassi. Sulla consistenza dei tagli e le relative coperture mancano i crismi dell’ufficialità ma, secondo le bozze del decreto legge, sono confermati gli 80 euro mensili in più nella busta paga. Gli sgravi partiranno da maggio. Le coperture per 6,7 miliardi arriveranno in primis da: tagli alla Sanità (2,4 miliardi in due anni, più un taglio al Fondo sanitario nazionale), riduzione degli incentivi alle imprese, revisione della spesa, riorganizzazione della Pubblica amministrazione e aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Sono misure contenute nel Def 2014 che ieri è stato approvato sia alla Camera sia al Senato insieme al rinvio di un anno del pareggio di bilancio strutturale. Su quest’ultimo provvedimento il governo ha goduto in Senato dell’appoggio eccezionale di Lega e di Sel, due partiti euroscettici all’opposizione. La commissione Lavoro della Camera ha invece approvato modifiche al decreto legge sul lavoro con la riduzione delle proroghe (da otto a cinque) per i rinnovi dei contratti a termine nell’arco di tre anni, confermandone l’acausalità. Nuovo centrodestra e Scelta civica, alleati del governo, sono insorti allo scopo tattico di dimostrare che le continue mediazioni interne al Pd avrebbero snaturato il decreto rispetto alle iniziali intenzioni governative. Oggi inizia la discussione in Aula. Nel voto di martedì prossimo il governo potrebbe porre la fiducia per rinsaldare la maggioranza e contrastare l’ostruzionismo del Movimento 5 stelle.